|
NOI RITENIAMO CHE IL COLLEGIO IPASVI DEBBA: Proteggere gli interessi degli infermieri in modo molto più energico e combattivo, nei confronti di tutti gli interlocutori: Ministero, Regione, Aziende Sanitarie. Finora il ruolo dell'Ipasvi si è limitato a quello della rappresentanza formale, della tenuta dell'Albo e poco più. Nelle poche occasioni in cui si è mosso verso le istituzioni lo ha fatto in modo troppo morbido e timido. In alcuni casi, poi, l'Ipasvi si è in realtà fatta portatrice degli interessi e delle aspettative di una piccola minoranza di noi infermieri: quei dirigenti infermieristici che hanno in maggioranza occupato le cariche elettive negli ultimi anni. Ma come noi tutti sappiamo bene, gli interessi e le aspettative degli Infermieri che lavorano accanto al letto del malato sono molto diversi da quelli dei dirigenti! La difesa degli interessi - quelli veri - degli infermieri che lavorano accanto al malato deve essereproattiva, forte e incisiva, non più difensiva e tiepida.
Pretendere il rispetto della dignità professionale degli infermieri da parte di tutti i datori di lavoro, sia pubblici che privati. Nei paesi anglosassoni, dove la professione infermieristica è rispettata, potente e molto influente sul livello politico, al primo posto delle priorità dell'equivalente del Collegio Ipasvi ci sono argomenti che da noi sono stati sempre trascurati o messi in secondo piano: - le condizioni di lavoro degli infermieri - i carichi assistenziali - lo stress lavorativo - i rischi per gli Infermieri determinati dalle condizioni lavorative inaccettabili - i rischi per i pazienti determinati dalle condizioni lavorative inaccettabili (rischio clinico) Perché l'Ipasvi finora non si è mai occupata di questi aspetti fondamentali della vita professionale? Nei sistemi sanitari più avanzati la leadership professionale si batte da sempre perché agli infermieri vengano garantite condizioni lavorative dignitose. Questo avviene per l'ovvia constatazione che non si può parlare di avanzamento professionale, di dignità di professionisti se poi siamo costretti a lavorare in turni massacranti, magari da soli con 25 pazienti con cui non riusciamo neanche a scambiare una parola a causa del sovraccarico lavorativo!
Far sentire a tutti i livelli istituzionali la voce dei professionisti in modo che siano garantite retribuzioni degne delle responsabilità e del livello professionale raggiunto dagli infermieri. Gli Infermieri Italiani sono tra i meno pagati d'Europa (vedi tabella), e il gap è addirittura cresciuto negli ultimi anni. C'è chi dice che l'Ipasvi non si deve occupare di questi aspetti, che spetta ad altri. Non è vero. È l'Ipasvi che stabilisce le tariffe per le prestazioni professionali ed è quindi l'Ipasvi che può stabilire il minimo che ciascun professionista Infermiere dipendente può essere pagato. Inoltre non dimentichiamo che è stato l'ordine dei medici che, con le sue pressioni a livello politico, negli anni passati ha fatto ottenere ai medici miglioramenti retributivi fondamentali quali il riconoscimento della dirigenza e la contrattazione separata. Perché l'Ipasvi non dovrebbe svolgere un'azione simile? Le regole di mercato dicono che se una merce è rara, costa di più. Perché questo vale per tutti tranne che per gli Infermieri? Gli infermieri mancano eppure sono sottopagati! É proprio l'Ipasvi che deve fare sentire all'opinione pubblica questo problema.
Pretendere che gli infermieri abbiano un ruolo effettivo e sostanziale nelle decisioni riguardanti il SSN. Gli Infermieri non hanno la considerazione che meriterebbero nel Sistema Sanitario. Svolgiamo una professione di enorme responsabilità, che richiede grandissime capacità tecniche e relazionali; siamo la vera spina dorsale del Sistema Sanitario, di cui rappresentiamo la maggioranza assoluta dei lavoratori. Eppure la nostra voce non si sente: le nostre esigenze sono sempre le prime ad essere sacrificate in caso di bisogno, il nostro lavoro non viene valorizzato e riconosciuto adeguatamente. L'Ipasvi deve impegnarsi in maniera effettiva per far sì che gli infermieri per il SSN non siano più il "materasso" su cui vengono scaricate le conseguenze delle inefficienze e delle decisioni sbagliate dei dirigenti e che incassa tutto in silenzio.
Occuparsi delle cose importanti e rilevanti per l'attività di tutti i giorni degli infermieri. Negli ultimi anni abbiamo tutti constatato che l'Ipasvi è sempre più distante dalla realtà lavorativa dei professionisti infermieri. Li abbiamo sentiti ragionare di teorie, di modelli, di lauree e di master, di dirigenza infermieristica e di ordine professionale. Ovviamente tutto questo è importante per il progresso della professione. Ma mentre si discute di massimi sistemi le nostre condizioni lavorative non sono migliorate e le nostre retribuzioni sono ferme da anni e sono molto più basse dei colleghi europei. L'Ipasvi finora ha contribuito ad ottenere cose certamente importanti come l'ingresso della formazione infermieristica nell'ambito universitario. Ma tutto questo non è prioritario per rendere una professione forte, rispettata ed influente. Ad esempio, in Gran Bretagna, dove la rappresentanza Professionale è in grado di condizionare le scelte del Governo, esistono ancora le scuole professionali accanto ai corsi di laurea, e nessuno si scandalizza! Quello che serve è invece parlare a voce alta, battere i pugni sul tavolo, mettere sulla bilancia tutto il peso dei 400.000 infermieri. Se lo fanno i medici, che sono di meno, perché non dovremmo farlo noi?
Intervenire perché ci siano reali possibilità di carriera per gli infermieri. Oggi la stragrande maggioranza di noi va in pensione nella stessa posizione funzionale nella quale si trovava all'assunzione. In Gran Bretagna esistono 8 tipi di inquadramento infermieristico, differenziati dal punto di vista delle competenze e delle responsabilità richieste. Questo consente agli Infermieri di seguire tante possibili strade di carriera, secondo le proprie inclinazioni e le proprie potenzialità. In Italia invece l'unica possibilità di fare carriera è quella di diventare coordinatore. Anche quella dei Master clinici si è purtroppo rivelata una promessa non mantenuta: quanti di noi hanno migliorato la propria posizione lavorativa dopo aver investito un anno di sacrifici e due stipendi in un Master clinico? L'Ipasvi deve impegnarsi nei confronti delle istituzioni per ottenere una legislazione adeguata che preveda possibilità di carriera maggiori e più diversificate.
Intraprendere iniziative efficaci per incentivare l'ingresso nella professione e per prevenire l'uscita precoce. Nonostante i trionfalismi di questi anni, è un fatto che la professione di infermiere resta poco ambita dai giovani. Le graduatorie dell'ammissione ai corsi di laurea parlano chiaro: una grossissima fetta di studenti entra al corso di Laurea in Infermieristica solo come seconda scelta. Ma la cosa peggiore è l'alto numero di infermieri che abbandonano la professione troppo presto, perché non ce la fanno più, schiacciati dallo stress, dal burnout e dai carichi di lavoro eccessivi. Il sistema sanitario è da troppo tempo abituato a trattare gli Infermieri come un limone da strizzare e buttare via quando è consumato. Si tratta di uno spreco enorme di energie positive e di risorse qualificate, inaccettabile in un contesto di risorse limitate come è il nostro. Eppure nessuno ha fatto nulla finora e l'emorragia di infermieri continua. La soluzione a entrambi i problemi è quella adottata nei sistemi sanitari più avanzati: la "risorsa infermieri" deve essere attentamente curata, protetta, coccolata, risparmiata. Solo così diventerà una professione ambita e si potrà uscire dall'"emergenza infermieri", ed è proprio l'Ipasvi che deve sostenere questo di fronte alle istituzioni e ai datori di lavoro.
Garantire pari opportunità e diritti agli infermieri non italiani. I colleghi non italiani hanno svolto un ruolo importantissimo in questi anni di emergenza infermieristica ed hanno arricchito la professione con il loro apporto di conoscenze e di professionalità. L'Ipasvi deve impegnarsi di più nel garantire supporto ed aiuto ai colleghi non italiani che desiderano lavorare nel nostro paese e deve impegnarsi nei contatti con le istituzioni a garantire loro pari opportunità nell'accesso al lavoro e nelle condizioni lavorative. Ricordiamoci che l'unione fa la forza!
Intervenire perchè i datori di lavoro garantiscano risorse adeguate per la formazione continua dei professionisti. L'Ipasvi deve impegnarsi verso le istituzioni e tutti i datori di lavoro affinché garantiscano il diritto all'aggiornamento continuo degli Infermieri in orario di lavoro, al pari di altre realtà europee e al pari - senza andare tanto lontano - dei medici. Dovrà ovviamente offrire la propria completa collaborazione e supporto logistico. Non si può considerare l'aggiornamento come un dovere esclusivo dei professionisti: è un dovere di tutto il sistema sanitario!
Fare gli interessi degli infermieri e non quello di altre figure. L'Ipasvi non deve mai dimenticare che ha primariamente il dovere di tutelare gli interessi degli Infermieri. Deve quindi evitare di avallare scelte che possano ledere o confliggere con questi. Scelte come quelle di creare nuove figure semi-infermieristiche come tappabuchi per l'emergenza infermieristica e di dedicare alla loro formazione ingenti risorse, dovevano essere contestate. Le risorse utilizzate per formare queste nuove figure avrebbero dovuto essere più opportunamente investite nella formazione di nuovi infermieri.
Rendere possibile la libera professione anche agli infermieri dipendenti pubblici. L'Ipasvi si deve impegnare e fare pressioni affinché anche agli Infermieri del sistema sanitario pubblico sia pienamente consentito di fare libera professione intramoenia, così come ad altri professionisti sanitari (ad esempio i medici).
Potenziare servizi di consulenza, supporto e tutela e fornire servizi vicini agli infermieri. Gli Infermieri, a fronte della quota annuale che pagano al Collegio, si aspettano servizi concreti di supporto, di tutela e di consulenza. Gratuiti. Noi ci impegniamo a potenziare i servizi offerti dal collegio, a stipulare convenzioni per tariffe agevolate con fornitori di servizi. Intendiamo anche studiare forme per consentire un accesso decentrato ai servizi offerti dall'Ipasvi.
Rivedere la formazione universitaria di base. Il passaggio della formazione di base infermieristica all'Università ha portato indubbiamente molti vantaggi ma moltissime sono anche le criticità che si sono andate evidenziando e destano grande perplessità alcune scelte operate dai Corsi di laurea. Noi intendiamo chiedere all'Università di Firenze un confronto a tutto campo sui contenuti e sulla metodologia della formazione di base per l'accesso alla professione, per risolvere i numerosi problemi che ci vengono segnalati dagli studenti e dai colleghi più giovani.
Garantire formazione (gratuita per gli scritti) gestita direttamente dal collegio. Uno dei compiti che il collegio deve assumersi è quello di offrire formazione ECM gratuita ai propri associati. Noi intendiamo impegnarci per aumentare l'offerta formativa del Collegio.
Sostenere la ricerca infermieristica. La ricerca infermieristica è essenziale per il futuro della nostra disciplina. Il Collegio Ipasvi deve sostenerla anche mettendo a disposizione strumenti economici e logistici.
Utilizzare le risorse economiche al meglio in modo da erogare servizi realmente utili per gli iscritti. Sarà nostro impegno primario quello di rivalutare l'attuale utilizzo delle risorse economiche del Collegio in modo da ottimizzare le spese e investire sempre di più in servizi resi agli iscritti.
|
|